Tre bugie per non cambiare

Aggiornato il: 4 dic 2019

Voglio partire da una frase di Salvatore Natoli, professore di filosofia teoretica del quale, sebbene non condivida completamente tutto il suo pensiero, mi ha colpito la seguente definizione:

volersi bene significa fecondare la propria vita


Trovo bellissima questa immagine.

Volersi bene significa rendere fertile la nostra vita, arricchire la nostra esistenza, per renderla, in ultima analisi, capace di generare frutto.

L’atto del fecondare comporta l’apertura e l’accoglienza di “qualcosa di diverso” che, fondendosi con ciò che già c’è, genera un cambiamento.

Ma c’è un ma.

Per accogliere qualcosa di nuovo è necessario imparare a lasciare andare il vecchio.

Cosa voglio dirti.

Pensa a quanto fa il contadino prima di concimare la terra nella quale getterà la nuova semente. Il primo atto che deve compiere è quello di smuovere il terreno, la cosidetta sarchiatura, durante la quale sradica piante infestanti perchè sa che ostacolerebbero la crescita.

La stessa cosa accade per noi. Per aprirci al nuovo dobbiamo imparare a smascherare e ad eliminare tutto ciò che in qualche modo ci tiene legati e che non ci permette di accogliere il seme di un cambiamento. Talvolta potranno essere alcune convinzioni limitanti, una certa visione della vita, un attaccamento morboso a cose o a persone, condizionamenti culturali-educativi, certi automatismi o certi pre-giudizi.

Per fare questo spesso abbiamo bisogno di occhi esterni, di persone che proprio perchè vogliono il nostro bene sanno mostarci con delicatezza ma con esigenza ciò che noi non riusciamo o non vogliamo vedere, altre volte potrà essere un libro che ci apre ad una nuovo sguardo sulle cose, che ci porta a riflettere su alcuni aspetti che avevamo accantonato, altre ancora la partecipazione ad un workshop o ad una conferenza ...


Lasciar andare, liberarci da qualcosa per fare spazio al nuovo.


Allora il volersi bene ci mette in gioco, richiede di andare verso un cambiamento che passa attraverso un lasciare andare per poi accogliere nuovamente.

E facile? No, tutt’altro. Colpa del nostro cervello. Il cervello infatti è un grande abitudinario, meno modifiche gli proponiamo meglio sta. Il cambiamento genera paura: paura di fallire, di non farcela, di non riuscire ad organizzarci come vorremmo, di essere giudicate, .

Allora il cambiamneto esige coraggio. E il coraggio è proprio dell’eroe di colui cioè che si prende la respondabilità e che intraprende il suo viaggio nonostante la paura.

Ora ci sono tre bugie che spesso ci raccontiamo:


1.” se avessi più tempo potrei”

Hai anche tu, come aveva Madre Teresa di Calcutta, Steve Jobs o una tua amica che stimi molto, 86.400 secondi al giorno? Se sì allora puoi farcela anche tu ad essere la persona che vuoi essere in questo mondo!

Sai, la grande verità è che il tempo è la risorsa più democratica che ci sia perchè non esiste differenza tra te, una persona che vive in Giappone, un senzatetto, un imprenditore di successo, un analfabeta, un individuo che vive nelle favelas, un chirurgo ... tutti ma proprio tutti abbiamo 164 ore alla settimana. Il problema è l’uso che facciamo del tempo. Una ricerca Audiweb ha rilevato che le persone in media trascorrono dalle 2 alle 5 ore al giorno girovagando nel web e diciamocelo, 5 ore sono davvero tante. Potresti leggere almeno due libri a settimana, imparare a suonare uno strumento o fare attività sportiva . Non è il tempo che ti manca ma la chiarezza di obiettivi.


2. “da domani inizio”

Hai mai sentito o pronunciato la frase da domani mi metto a dieta, da lunedi mi iscrivo in palestra, dal primo di gennaio inizio la mia routine mattutina. Questa è una tipica forma di procrastinazione dalla quale solo pochi sono esenti. Ma sei proprio sicura che domani sarà meglio, che lunedì ci saranno le condizioni migliori per iniziare? Non credo. E allora perchè non agire ora. Ricordi la frase “del doman non v’è certezza” di Lorenzo il Magnifico nella Canzona di Bacco? o "Ieri è storia. Domani è un mistero ma oggi è un dono, per questo si chiama presente" in Kung fu Panda?

Oggi è tutto quello che hai vivilo! Questo ti darà una grande forza interiore perchè ti farà sentire una persona determinata e proattiva, una persona che agisce e non semplicemente reagisce a ciò che le accade. Ti garantisco che questo accrescerà la tua autostima e migliorerà la tua determinazione. Se ti interessa puoi andare ad ascoltare questo LOVEcast o a leggere questo LOVEpost.


3. ” se solo avessi più soldi, un lavoro migliore, un marito diverso, una salute...”

Il marito di Chiara Corbella in un intervista disse non esistono se ma si. Sì all’oggi, a quello che ho tra le mani, a quello che mi è dato di avere e di essere. Con i se e i magari nessuno ha mai costruito nulla. Spesso dietro frasi del genere si nasconde un'incapacità a vedere tutte e due le facce della medaglia: quella positiva, ottimistica, proattiva e quella che vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. Spesso noi scegliamo di vedere solo una parte e normalmente chissà perchè - colpa del cervello che si pone in modalità di difesa - luccica solo l'aspetto carente.


Una cosa che dobbiamo imparare a fare è portare alla luce tutte queste voci che sono decisamente limitanti e lasciarle andare.

Dobbiamo imparare ad essere consapevoli che noi siamo le uniche responsabili del nostro cambiamento.

Ora voglio parlarti del ciclo emotivo del cambiamento perchè tu sia cosciente delle tappe che tutti, te compresa, attraversiamo per acquisire un cambiamento e, alla luce di queste, tu possa avere più determinazione nel continuare il processo che hai avviato.

Negli anni '70 due ricercatori americani Kelley e Conner parlarono del Ciclo emotivo del cambiamento.

La prima fase di questo ciclo prevede un grande senso di ottimismo. Abbiamo motivazione, energia e facciamo tutto con grande entusiasmo ed organizzazione. Questa fase è molto importante ed indispensabile perchè pone la basi per affrontare un possibile cambiamento.

La fase successiva è quella del pessimismo. Non vedendo subito i risultati, cosa peraltro normale a meno che tu non sia una super-eroina, ma quelle esistono solo nella fantasia, ci sentiamo frustati e incominciamo a pensare “ma vale la pena fare tutta questa fatica?”. Così cadiamo nella cosidetta valle della disperazione dove il 90% delle persone abbandonano il proprio progetto e si ributta su uno nuovo pensando che possa dare maggiori benefici (ma il ciclo si ripresenterà anche qui non temere).

E il restante 10%, i valorosi?

Eccoli entrare nella fase del realismo incoraggiante. Ovvero, mi rendo conto delle emozioni e delle difficoltà che sto incontrando, le riconosco come facenti parte di un processo normale e metto in atto un piano d’azione per poterle affrontare in maniera realistica ma progettuale. Dunque lavorerò per elaborare una serie di passi precisi e concreti da implementare per arrivare alla mia meta. Strutturare un piano d’azione è fondamentale per raggiungere l’obiettivo e non smetterò mai di dirlo.

Se vuoi puoi scaricare qui un pdf nel quale troverai alcune indicazioni su come formulare un obiettivo, primo passo verso la creazione di un piano d'azione.





Questo ci farà entrare nella fase dell’ ottimismo giustificato. Qui, avendo chiarezza dei passi da fare, definiti secondo criteri realistici, riconquistiamo il nostro ottimismo grazie al quale proseguiamo nel nostro progetto con un nuovo slancio. In questa fase inoltre si definiranno sempre di più le abitudini necessarie per portare a termine il nostro cambiamento.

L’ultima fase è quella nella quale dobbiamo celebrare il nostro successo. E’ una fase spesso molto trascurata, sottovalutata. Soprattutto noi donne tendiamo a dire “bhe è stato un caso”, “beh non era così difficle”, “beh sono stata fortunata”, tendiamo cioè a sminuire quello che facciamo e a non ammettere il nostro valore. Magari siamo bravissime ad attribuirlo ad altre, sì perchè le altre sono sempre migliori. Dobbiamo invece imparare a riconoscere il percorso compiuto, a guardare indietro ai passi fatti e a gioire e dobbiamo comunicare al nostro cervello questa nostra soddisfazione. Perchè il cervello non lo sa? Mi spiace svelarti questa cosa ma purtroppo non lo sa. Il cervello da solo senza emozione non genera trasformazione.

Buon cambiamento!

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